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IL PERIODO ROMANO
 
Nel 1779, Canova compì il suo primo viaggio a Roma. A Roma, era ospite dell'ambasciatore veneto, a Palazzo Venezia, Gerolamo Zulian che fu grande mecenate degli artisti veneti, da Pier Antonio Novelli a Gianantonio Selva, da Giacomo Quarenghi a Francesco Piranesi, da Raffaello Morghen a Giovanni Volpato. Lo stesso Zulian procurò a Canova le prime commissioni a Roma e direttamente gli ordinò Teseo sul Minotauro (1781) e Psiche (1793). Nel frattempo conobbe Domenica Volpato, figlia dell'incisore Giovanni, con la quale ebbe un'amicizia travagliata; la sua fama cresceva in Italia e all'estero: riceveva sempre nuove e impegnative commissioni da ogni parte d'Europa. Ben presto, la sua arte, organizzata secondo la tecnica degli antichi greci, dal disegno all'argilla, dal gesso al marmo, sviluppò un lavoro formidabile e una vicinanza sempre più forte ai temi della mitologia classica: "lavoro tutto il giorno come una bestia" - scrisse al suo amico Cesarotti - "ma è vero altresì che quasi tutto il giorno ascolto a leggere i tomi sopra Omero". Quando i Francesi occuparono Roma, nel 1798, egli preferì abbandonare la città e ritornare a Possagno dove si dedicò alla pittura: in due anni, egli dipinse molte delle tele e quasi tutte le tempere che oggi sono custodite nella sua Casa natale di Possagno. Nel 1800, tornò a Roma dove la situazione si era fatta meno disordinata: lo accompagnava il fratellastro Giovanni Battista Sartori che gli sarà fedele segretario per tutta la vita.
 
 

 
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