LA CARNE DELLA SCULTURA
Gli occhi più attenti e sensibili conoscono bene la carne della scultura , la sua vita fatta di muscoli e di sangue imprigionati nella pietra nell'immobilità dell'opera, la sua sensualità e la sua vita indipendente marcate da una impetuosa componente di erotismo, da una fisicità che il marmo e il bronzo racchiudono per rivelarne l'essenza più segreta. La freddezza che cela ma non dissolve la carne e il sangue della scultura apparteneva del resto anche ad Antonio Canova , l'artista che forse più di ogni altro ha portato all'apice l'erotismo della sua opera grazie al rigore concettuale della sua " sublime esecuzione", un processo quasi matematico dove la sensualità è addirittura accentuata dalla componente assolutamente mentale della carne trasfigurata in pensiero prima di diventare marmo. La sensualità del suo lavoro dietro la quale si cela un rigoroso schermo geometrico , una struttura severa segnata dai canoni architettonici di una forte classicità , eppure la profonda immersione dello scultore nella materia , nel suo pulsare vitale che si addensa intorno alle sue inflessibili armature plastiche , dovrebbe far sospettare una qualità differente nascosta nella sua opera. La pura componente materiale tuttavia non basta a spiegare la sostanza del lavoro del Canova : dunque la vera essenza "amorosa" dell'opera di Canova non è calata nella semplice materia e nella sua inerzia fissata per sempre nelle movenze della sua opera , o, almeno, non nel suo semplice e manifesto aspetto : la carnalità di questi lavori è rinchiusa invece nell'atto stesso della loro dura e tormentata realizzazione, nella lotta che l'artista intraprende per portare l’inerte immobilità del marmo all'eloquente e sublimata condizione di opera d'arte. Chi riesce a penetrare in quelle sculture percependo lo sforzo degli atleti, uomini all'apice drammatico della loro lotta , un combattimento che svolgono prima contro sé stessi, contro i limiti dei loro corpi e delle loro paure, e soltanto in un secondo momento contro gli avversari . Chi comprende quello sforzo agonistico , quella battaglia cruda e senza respiro che traspare , ad esempio, dai ”Pugilatori ” di Canova . La conosceva bene il Maestro che doveva vincere in ogni sua opera la sua sfida personale , il suo cimento contro la materia e il dolore del suo sforzo fisico . Canova conosceva profondamente la fatica che brucia le dita e divora gli occhi, il lavoro di ore su un particolare , trattato con la sapienza di mani che arrivano quasi a sanguinare , per cercare il vero contatto con la carne delle sue opere, per dare loro il soffio della vita . Solo percependo queste sensazioni si entra nella carne della scultura di Antonio Canova , la si riesce a toccare , se ne percepisce l'erotismo sottile , il contatto sensuale e delicato che l'artista ha mantenuto con i suoi strumenti e con le sue materie, la relazione quotidiana tra le opere e lo scultore che manipola la creta , il gesso e il marmo per trovare un senso nuovo nell'unione delicata e fragilissima tra le membrane e le ossa , tra le epidermidi e le nervature , come un chirurgo che non seziona ma cura affettuosamente, un innamorato che dà forma alla sua amata ricostruendo con dedizione ogni minimo particolare del suo corpo. Si rivela ai nostri occhi una carezza impressa per sempre su una bocca desiderata , oppure i tratti sognati dell'oggetto della sua passione , che cerca amoroso nel suo sforzo disumano. Seguendo il tormento che agita il lavoro dello scultore , si scaverà nei corpi di queste opere plastiche , rivelandone i recessi più invisibili , se ne toccherà la corporeità più sfuggente , se ne penetrerà l'essenza e si tenterà di trovare l'anima che ravviva la loro staticità e il respiro soffuso della loro linfa , in una ricerca dove le candide figure plastiche sono quasi agitate da un flusso cellulare e dove una vita organica sembra rinascere dove tutto appare inerte e cristallizzato . Così il bianco del gesso e del marmo contornati dalle ombre esaltano la sensualità : una sensualità scaturita dal frugare ansioso nel corpo di opere apparentemente distanti nel tempo , che scopre l'energia possente di una dedizione totale , l'anima ardente e vivificante che sgorga dalle mani del suo artefice e si deposita sulla pelle delle sue opere, il sangue che l'artista ha donato per regalare lo spirito vitale alla carne della sua scultura. Questa è l’opera di Antonio Canova . Al maestro e al suo spirito immortale dedico questo mio modesto lavoro ringraziando Dio per avermi , un giorno, aperto le porte della sua Casa Natale di Possagno e del suo straordinario mondo.